Dentro e fuori dai buchiMi sono perso. Sono finito in un buco. Ora esco. E sono fuori. Perso come prima. Un buco non viene mai da solo. Non esiste un buco. Esistono tanti buchi. Tante cose che si perdono come me. I buchi sono anche le finestre. Ti sporgi e vedi quello che c’è fuori. Se va bene. Ma lavorare stanca e allora bisogna dormire. Qui non ci sono letti, né tavoli. Ci sono vasche che sono buchi più lunghi e grandi, quasi in discesa e con un piccolo buco in fondo che ti porta fuori. Mentre dormo io non dormo. Guardo a occhi chiusi e mi arrivano palle di neve che prendo con le mani. |
Pifferaio revisitedChissà se Hamelin è ancora la città più triste della Germania. Nessun topo in giro e nessun bambino. L’unico rimasto, lo zoppino, nel frattempo è diventato grande. Sempre zoppo e attorniato da un esercito di mamme in cerca di figli. Il sindaco scomparso nella sua stanza. Uno studio pulito e illuminato bene. A recitare un altro nada de nada. Ma dov’è finito il pifferaio? Chissà se il caseificio della Strada è il più triste d’Italia. I buchi vuoti nella camera del latte, le vasche della panna dove riposa la polvere, i rubinetti che non perdono più. Anche il formaggio non c’è. C’è un odore pungente a ricordare le forme nel magazzino, gli scaffali vuoti per questa biblioteca senza libri. Il pifferaio magico è tornato. Ha preso con sé due flauti: uno piccolo e uno grosso. Si aggira per i corridoi deserti del magazzino in cerca di topi. Anche i topi fantasma vanno bene. Suona le canzoni della fiaba e di colpo ecco che un topo piccolo piccolo esce. Poi un altro. Restano a guardare. Ad ascoltare. Seguono la musica e le code tengono il tempo. Quando il pifferaio attacca l’aria della Regina della Notte del Flauto magico, si alza una polvere invisibile, risuonano passi e note. Tornano tutti i topi della fiaba per un concerto che è soltanto loro. Solo la musica può far passare la nostalgia di tutto quel formaggio perduto. Anche Mozart sorride da qualche parte. Non troppo lontano da Hamelin forse. E quando il pifferaio ha finito di suonare fa un inchino, si mette una mano sul cuore e allora anche i topi lo sentono battere, quelli vivi e quelli fantasma che ancora abitano il silenzio della biblioteca. |
Concerto biancoUna sceneggiatura per qualcosa che succede Gli strumenti musicali sono due: una fisarmonica e un clarinetto. Le persone sono tre. Due musicisti e qualcuno che entra ed esce e cerca di capire e anche se non capisce (forse proprio perché non capisce) è contento lo stesso. All’inizio la chiesa è vuota e sulla parete in fondo lo schermo è bianco. Giallo forse, visto che la parete è gialla. Forse. Dal buco grande esce la testa di Stoppino e si guarda intorno. Esce anche con tutto il corpo. Conosce il posto ma c’è qualcosa che non va. Si volta verso la parete in fondo e appare la latteria fantasma. Ecco è un poco rinfrancato. Poi però guarda gli strumenti e capisce che sono loro che non vanno, che lì prima non stavano. Si avvicina e fa per toccarli ma non li sfiora nemmeno che si ferma. Come sentisse qualcosa. Qualcosa che non va. Allora si spaventa e si guarda intorno e vede il suo grande buco e torna dentro. Si nasconde. Stoppino intanto è tornato nel buco. La sua testa spunta fuori e li guarda uscire. È la sua grande occasione per suonare. Esce e si avvicina con circospezione agli spartiti. Ne prende in mano uno e lo sfoglia e forse anche lo legge. Finge di fischiettare e si guarda intorno compiaciuto. Controlla che non ci sia nessuno in arrivo e si avvicina al clarinetto. Appena fa per toccarlo qualcosa lo blocca. Ma non sa cosa. Allora passa alla fisarmonica e succede lo stesso. Ora Stoppino non sa davvero cosa fare. Desidera suonare ma non può. Forse ha nostalgia di qualcosa che non ha mai visto né incontrato davvero. Guarda ancora gli strumenti e allora scopre che la musica non sta sulle pagine e nemmeno negli strumenti. Sta altrove. Guarda dietro di sé e vede che la latteria deserta non è più deserta. Vede qualcuno che gli somiglia e altri due che somigliano ai musicisti. Li vede che suonano e l’altro che gira intorno. Si avvicina, scende nel grande buco e resta a guardare di spalle. Solo la sua testa si vede. Fine |